S.

S. è il padre di Gipi, che è uno dei nuovi maestri del fumetto italiano.
Gipi ha scritto un romanzo a fumetti che è un lessico familiare, un bellissimo grumo di immagini e ricordi e parole ad acquarello, per raccontare il suo S. e tutti gli altri, e un pezzo di Italia, quello forse più vero e prezioso, che sta andando via con loro.

S. dice, dice continuamente, dice un sacco di cose. Gipi ascolta, scuote la testa; cerca di indagare se era vero, si commuove, si arrabbia. Come nei ricordi, specialmente quelli più cari, una storia di S. si mescola con l’altra, il passato col presente, il bombardamento di Pisa nel 1943 con l’aiuto dato a due militari tedeschi che volevano disertare, le avventure di pesca con i rastrellamenti dei nazisti, tutto sfuma e si mescola come il colore degli acquarelli. Se date un occhio a queste tavole di S. messe on-line da Gipi sul suo blog, capirete cosa intendo, e vedrete che anche i testi sono spezzettati, ricorretti, sbagliati… come quei racconti di mitologie familiari che si fanno dopopranzo a natale, quando il vino fa perdere un po’ il filo dei discorsi e i bambini restano lì a bocca aperta ad ascoltare cose di cui poi si ricorderanno per sempre.

C’è un sacco di roba dentro S., c’è la storia con le minuscole di un’Italia di provincia dove se disegni il paesaggio ci puoi ancora mettere prati e colline, c’è l’incubo del nazismo e della guerra mondiale che è ancora lì vicino, dietro l’angolo, ma nessuno se lo ricorda più, c’è S. nascosto sotto le assi del pavimento durante un rastrellamento, Gipi che rientra in casa vestito da punk, con gli stivali militari, e la reazione di S. che quegli stivali se li ricorda bene, da sotto le tavole del pavimento, calzati da gente con tutt’altra divisa…

Soprattutto, c’è un bellissimo groviglio di vecchi racconti rimasti incastrati in ricordi di infanzia che sfumano in storie di adolescenza raccontate a metà, perchè a quell’età cominciano anche le cose che è meglio non dire…

S. è pubblicato dalla casa editrice Coconino Press ed è uno dei quei libri che mi fa pensare a quanto più intimo, immediato e capace di parlare in profondità sia il fumetto rispetto alla semplice parola scritta. Se non siete proprio dei ragazzini, leggete S. e sono sicuro che vi colpirà.

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