Gipi – gli innocenti

L’ho visto in libreria, poche decine di pagine ma di una bella misura A4 piena, copertina ad acquarello e una nota dietro, che me l’ha fatto portare a casa subito:

Stare in strada.
Essere nella banda.
Per anni noi ragazzi non abbiamo desiderato altro.
Non ricordo parenti, videogiochi o programmi tv.
C’era la strada, c’erano leggi sconosciute e
personaggi prepotenti.
E c’eravamo noi, che eravamo ancora innocenti,
fino a prova contraria.

Ma c’era la strada, soprattutto.
Cambiava colore con l’accensione dei lampioni.
Diventava uno specchio, dopo la pioggia.

Gli innocenti, scritto e disegnato da Gipi per Coconino, è il primo della serie di racconti “Baci dalla provincia”, che rende benissimo una sensazione ben conosciuta a quelli, come me, che in provincia ci sono nati e cresciuti, a occhio e croce pochi anni dopo il nostro autore.

Qualche tavola sta da tempo sul blog di Gipi:

La storia è già tutta qui: un nipotino da portare a spasso, e un vecchio amico uscito di prigione che ti vuole rivedere dopo tanti anni. E come c’è finito in prigione, se abitava in uno di quei paesi dove non succede mai niente?

Poi scopri che dietro c’è la provincia, e la sua intersezione amara con gli anni 70, gli anni della città; e in qualsiasi paese della sterminata provincia italiana c’è il mondo dei ragazzi che inizia e finisce con un gruppo di amici con cui si fa di tutto; c’è il tempo da far passare in strada, a guardare il tempo che passa; ci sono i poliziotti, quelli che se stai in cinque ragazzi da qualche parte a non far niente, prima o poi arrivano…

E poi c’è il paesaggio, in provincia c’è ancora: ancora puoi guardar fuori dal finestrino e vedere posti, vedere angoli, vedere il mare:

La storia è una storia semplice, come ho detto. Crudele nella sua semplicità: come tante storie di tante persone normali degli anni 70, finite malissimo senza aver fatto davvero niente di male.
E’ un altro pezzo di storia con l’iniziale minuscola, storia di provincia. Storia di questo povero paese.

Storia di chi usa il potere solo perchè ce l’ha, contro chi non ha fatto niente di male.
Ma a quanto pare nessuno è innocente.

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