Boondocks – black power a strisce

Tra i tanti fumetti di cui non vi ho mai parlato, mi chiedo come ho fatto a dimenticarmi finora di Boondocks.

Qualcuno li avrà visti anche in versione a cartoni animati, su MTV – e su questo vi rimando al bel sito italiano BoondocksItalia.com . I Boondocks, ossia “posti sperduti” (così dice Wikipedia…), sono i tranquilli sobborghi di periferia di Woodcraft, dove nonno Robert Freeman si ritira per scappare dal caos e dalla vita violenta di Chicago, portandosi dietro i due nipotini Huey e Riley di cui ha appena ottenuto la tutela legale.

La striscia è una delle più cattive in tutti gli USA, in termini di critica sociale dall’interno; l’autore afroamericano Aaron McGruder ne ha per tutto e per tutti, a cominciare dal “suo” mondo nero (dai gangsta rappers ai “si stava meglio quando si stava peggio” che evidentemente sono intramontabili e internazionali…). La striscia però non si ferma all’habitat “nero” dell’autore, ma spara a zero su tutto il bigottismo americano, sull’era Bush, sul complesso militare-industriale che controlla la Casa Bianca e su tutto quel che vi può venire in mente di attaccabile da un radical di colore, che per questo fumetto ha ottenuto il soprannome di “nero più arrabbiato d’America”, nonchè una discreta pigna di denunce e reprimende da politici, media e potentati vari… fantastico, no?

Boondocks, che potremmo considerare la versione black e incazzosa di Doonesbury (non lo conoscete? va beh, ci vorrà un altro post…) è arrivato in Italia a strisce su Linus ed è stato raccolto in due volumi (per ora..?) da Arcana; le strisce coprono l’arco di tempo dal 1997 al 2006, che per la storia recente degli USA vuol dire un sacco di cose: da Clinton a Bush, poi l’11 settembre, le guerre di Afghanistan e Iraq (ah no pardon, non sono guerre…), la riduzione delle libertà civili, Guantanamo e tutto il resto.

Tutto questo viene raccontato con gli occhi dei due fratellini Huey e Riley, catapultati dalle strade di Chicago alla tranquilla periferia di Woodcraft; il primo, segnato già nel nome (che è quello di un famoso leader del Black Panther Party degli anni 70…), è un militante “duro e puro” del black power, al 100% contro il sistema e l’american way of life, al 1000% contro il governo Bush e le sue imprese… insomma l’incarnazione dell’afroamericano progressista, critico e deciso a far valere una volta per tutte i suoi diritti fino alla piena integrazione sociale – però è anche un bambino di 10 anni, innamorato segretamente (vergogna!!) della piccola vicina di casa Jazmine, oltretutto figlia di una coppia mista… insomma un Charlie Brown nero con abiti streetwear e toni decisamente più rabbiosi del piccolo beneamato testa-tonda di Schulz.

[Huey Freeman… il rivoluzionario]

Il secondo fratellino, Riley, invece è l’incarnazione del ghetto-boy di colore: idolatra i più cattivi gangsta-rapper, sogna di diventare un narcotrafficante con catenazze d’oro e cellulari tempestati di diamanti, cura maniacalmente vestiti e pettinature e da dentro il suo ghetto “autocostruito” si sente superiore a tutto e a tutti… finchè il nonno non lo rincorre con la cinghia per rimetterlo in riga coi metodi dei “bei vecchi tempi”.

[Riley Freeman… il bad-boy]

Nelle dinamiche tra i due fratelli, il nonno, la vicina Jazmine e la sua famiglia e pochi altri personaggi c’è tutto il cast di questo Peanuts nero e arrabbiato, che riesce con una battuta tra due bambini a tratteggiare ogni volta un aspetto censurabile della situazione odierna negliUSA:

[Non capisco tutto questo accanirsi con i videogiochi…
– Intendi come mai continui a perdere?
No, è che tutti sono preoccupati della violenza e dei ragazzini che usano le armi, giusto? E allora perchè non se la prendono con i fabbricanti e i venditori di armi, invece che con chi fa i videogiochi? Non ha senso…

– Certo che ce l’ha. Immagina per un attimo di essere un idiota adulto e attivista: con chi preferiresti prendertela, con uno sfigato programmatore di videogiochi o con un tipo che ha un arsenale di AK-47 in magazzino? ]

La striscia, ben scritta e ben disegnata, ha quel fascino che a volte dimentichiamo: quello del “semplice” disegno sequenziale, del bianco e nero a retini, delle frasi brevi nei balloons (…perchè c’è poco spazio!) – e in più ha la forza corrosiva della satira e della voglia di dire tutto fino in fondo, prendendosi anche qualche responsabilità, che oggigiorno non è poco…

Insomma leggetevi i Boondocks e poi apriamo il dibattito?
Nooo, il dibattito nooooooooo… 😉

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3 commenti su “Boondocks – black power a strisce”

  1. king felix Says:

    Assolutamente una strip fantastica. La versione animata non l’ho vista molto purtroppo, ma se vale anche solo la metà della controparte cartacea vedrò di rimediare.

  2. nuvolepensierose Says:

    Mitici Boondocks! Li scoprii su Linus, non appena cominciarono a pubblicarlo.

    Devo dire che mi hanno conquistato subito con la loro cattiveria politically INcorrect…😉

  3. hackerino93 Says:

    io ho visto la serie animata su comeddy central bellissimi


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