Storia d’Italia. Non solo a fumetti.

E’ morto Enzo Biagi.

In tantissimi lo ricordano oggi, ma tantissimi l’altroieri hanno fatto finta di non averlo mai sentito nominare, non appena è stato epurato dal famigerato editto bulgaro dell’omarino.
Ma non è di questo che voglio scrivere, anche se la schifezza che l’ha colpito è stata una delle più palesi ingiustizie degli ultimi anni. E devo dire che in realtà Enzo Biagi non mi ha mai molto entusiasmato, sia come personaggio (partigiano dell’ultimo anno… ma prima attivo collaboratore dei peggiori giornali fascisti di Bologna) sia come giornalista: l’ho sempre trovato un po’ lento, molto moderato, nei suoi articoli e ancora di più nei suoi libri.

Ad ogni modo, mi sono tolto il cappello davanti alla sua coerenza e alla sua indisponibilità a abbassare la testa (…e i pantaloni) davanti ad accuse palesemente strumentali, come me lo tolgo oggi davanti alla sua carriera e alla conclusione della sua vicenda terrena. Non è stato uno dei miei preferiti, ma di questi tempi anche solo le persone serie sono merce rara, e quindi considero Biagi, nel bene e nel male, un pezzo importante della storia di questo Paese, che ha raccontato nei suoi libri.

Ce n’è uno, di questi libri, che è sicuramente causa diretta di quel che stiamo facendo qui su questo blog, voi e io.
La Storia d’Italia a fumetti, che anno dopo anno i miei genitori mi hanno regalato da bambino, nei suoi tre tomi, seguiti poi da altre opere analoghe dedicate all’antica Roma, all’antica Grecia, alla Cina, e poi (ancora per opera di Biagi) all’analisi dei costumi dei Russi, degli Americani e degli Italiani, sta sicuramente alla radice del mio amore per l’arte sequenziale.


E’, a suo modo, un pezzettino di storia di questo Paese, in un momento in cui si pensava che intrattenimento ed educazione potessero andare d’accordo e vendere in libreria, e che i fumetti potessero essere un valido strumento di intrattenimento ed educazione insieme, tanto da affidarli alla firma più famosa del giornalismo italiano di sempre.
Un pezzo di storia di questo Paese, in cui la scuola cade a pezzi e non ce la fa ad aggiornarsi da tempi immemorabili, ma intanto sulle pagine di un libro di storia fatto a fumetti finalmente si dà spazio (e qualche soldo…) ad autori di fumetto italiani come Toppi, Manara e tanti altri. Un pezzo di storia di questo Paese, quando la televisione non si era ancora mangiata tutti i cervelli e la gente ancora aveva voglia di curiosare, provare a capire, e faceva ai figli regali così.

Almeno per questo, grazie Enzo Biagi.
Almeno per questo, mi mancherai.

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One Comment su “Storia d’Italia. Non solo a fumetti.”


  1. […] a Enki Bilal (e a Moebius), o al nostro Manara, quando anche lui si dedicava a disegnare la Storia (d’Italia, ma non solo) a fumetti, invece delle avventure del pur simpatico evasore fiscale Valentino […]


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