Archive for the ‘pratt’ category

Sandokaaan!

12 maggio 2009

E’ una storia di qualche mese fa, ed è una delle mille storie non ancora raccontate in questo tempo che si mangia il tempo… anche per raccontare di fumetti.

E’ la storia di un fumetto ritrovato, ma non uno qualsiasi: uno di Hugo Pratt, probabilmente il più grande fumettista italiano, nel momento in cui la sua carriera sta esplodendo (ossia dopo Una ballata del mare salato, il debutto di Corto Maltese…) e alle prese con uno dei personaggi più clamorosi della letteratura italiana: Sandokan.

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Effetti collaterali della lettura di fumetti – su Giap

22 marzo 2008

L’ho sempre detto, che questa malattia per i disegni con le nuvolette può fare male alla salute.

In seguito al post su Wheeling e allo scambio di commenti con (addirittura!) uno dei grandiosi Wu-Ming autori di Manituana, in testa è rimasta l’idea di tenere l’attenzione desta sui fumetti “del West”. Poteva finire in un post su Tex Willer e i suoi pards, dato che tra l’altro c’è in edicola una storia nuova che parla dei Buffalo soldiers… e il mio cuore che batte a ritmo di reggae e si agita per Posse (quello di Van Peebles, naturalmente!) spinge per parlarne.

Invece poi c’è stato un altro scambio con i Wu Ming, su un effetto collaterale della lettura di fumetti, che ho visto ad una mostra e mi ha folgorato – loro hanno inserito lo scambio nel n.21 / 2008 della loro newsletter Giap, e quindi tanto vale parlarne anche qui!

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Pyongyang

20 ottobre 2007

Qualcuno fa paragoni con Persepolis, a me è subito venuto in mente Joe Sacco… in ogni caso il reportage a fumetti di Guy Delisle sulla capitale della Corea del Nord che mi ha prestato il mio amico Lele, è una lettura eccezionale:

Delisle, fumettista canadese “globalizzato” suo malgrado (o così ci racconta…) segue la produzione di cartoni animati tratti da fumetti, nei laboratori low-cost coreani, dove squadre di disegnatori passano giornate davanti a Photoshop a creare tutti i fotogrammi intermedi delle animazioni (tra cui anche quelle di Corto Maltese, che Delisle definisce monumento della nona arte…) – così poi in Occidente “i bambini si risparmieranno lo sforzo di leggere i fumetti e la maggior parte di loro crederà che siano nati per la tv, come è successo a Tintin” – come spiega lui stesso in una vignetta. Il disegno in bianco e nero – anzi meglio in grigio e nero, trasmette perfettamente il buio, il grigiore e lo squallore che Delisle racconta: un soggiorno di lavoro guardato a vista da interpreti e guide, trasformato (nella più pura tradizione di tutti i regimi) in un’occasione di propaganda, con una full-immersion tanto profonda nel regime orwelliano di Kim Il Sung e di suo figlio Kim Sung Jil, da essere alla fine anche comica nella sua tragicità.

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Il sentiero delle amicizie perdute

7 settembre 2007

Spero che tanti di voi leggano e apprezzino le creazioni dell’officina narrativa Wu-Ming, e che se non l’avete ancora fatto, corriate a leggervi il loro ultimo romanzo Manituana. E’ un romanzo storico che indaga pieghe poco conosciute delle lotte di indipendenza americane del 1700, raccontando della convivenza tra la confederazione indiana delle Sei Nazioni irochesi e le colonie inglesi nella zona del fiume Mohawk, prima dello scoppio della guerra.

La cosa impressionante è che gli stati uniti indiani, ossia le Sei nazioni, si schierano in questa guerra quasi completamente contro gli stati uniti americani, al fianco degli inglesi… che seppure a fatica sono gli unici in quel momento ad offrire un po’ di affidabilità (?) nei trattati, e ad aver accettato anche l’integrazione con i nativi, grazie all’opera di sir William Johnson, fondatore del Dipartimento Britannico degli Affari indiani e lui stesso marito di una donna mohawk.

Beh credo di poter dire che tra le fonti di ispirazione di quel bellissimo romanzo, c’è la fantastica storia a fumetti che il mio amico Davide (ringraziamenti imperituri!) mi ha prestato ieri: è Wheeling – il sentiero delle amicizie perdute, del leggendario Hugo Pratt, e merita assolutamente che se ne parli almeno un po’. (altro…)